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La Tutela dei Nomi di Dominio sul Web

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Il nome di dominio (chiamato anche nome a dominio o domain name o host name) è l'indirizzo di un sito web. Per poter approfondire il problema della sua tutela e della disciplina giuridica applicabile, occorre prima soffermarci brevemente sulla sua natura.

La trasmissione di dati fra computer collegati a Internet ha luogo grazie ad alcuni protocolli di comunicazione universalmente accettati (standard), i più importanti e conosciuti dei quali sono il protocollo TCP (Transmissione Control Protocol) e il protocollo IP (Internet Protocol). Questi sono due strumenti fondamentali per il funzionamento della rete internet, in quanto responsabili della trasmissione, dell'instradamento e della ricezione dei pacchetti di dati e quindi delle informazioni. Insieme a questi due protocolli, troviamo un altro importantissimo elemento che è il Domain Name System (DNS). Attraverso l'IP ciascun computer collegato alla rete è individuato da una stringa numerica che ne rappresenta appunto l'indirizzo IP e che consente di accedervi attraverso la rete. Questa stringa di numeri risulta essere di difficile memorizzazione per l'uomo ed è per questo motivo che viene utilizzato un sistema dei nomi di dominio (DNS) che traduce ciascun indirizzo IP in una sequenza di caratteri alfanumerici (che rappresentano il nome di dominio) più facilmente memorizzabili per l'utente perché di solito si riferiscono al nome del titolare del sito o alla sua attività. Il DNS non è altro che uno strumento che traduce e gestisce gli indirizzo IP per facilitare l'utente nella navigazione, permette cioè di risalire, in maniera trasparente per l'utente, da un nome di dominio ad un indirizzo IP e viceversa.

Per quanto riguarda la sua struttura, ogni nome di dominio, cioè ogni indirizzo alfabetico, si compone di due parti: la parte situata all'estrema destra il cd. TLD (Top level domain), che è composto da due o tre lettere e identifica l'attività svolta dal sito (com, org, edu, ecc.) oppure la sua appartenenza geografica ( it., uk., fr, ecc. ), e la parte situata all'immediata sinistra del top level domain, il cd. SLD (second level domain), che può essere scelto liberamente dall'utente utilizzando qualsiasi lettera o sigla purché non superi il limite di 24 caratteri complessivi.

Ritardi Attuazione Agenda Digitale

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agendaDigitaleC'è un forte ritardo nell'attuazione dell'agenda digitale italiana, ritardo che ora viene certificato da un rapporto del ServizioStudi del Dipartimento Trasporti della Camera dei Deputati.  Nel rapporto si evidenzia come in materia di Agenda digitale italiana (decreti legge "Crescita" "Crescita 2.0", "del Fare"), fra i 55 adempimenti considerati solo 17 sono stati adottati e per quelli non adottati di ben 21 risultano già scaduti i termini. I settori di intervento non ancora disciplinati sono molti, e vanno dal riordino del sistema statistico nazionale alla bigliettazione elettronica, dalla misurazione dei campi elettromagnetici alla trasparenza dell'attività parlamentare.

Troppe le incertezze intorno all'Agenzia per l'Italia Digitale, vero snodo critico di tutta la vicenda che nel rapporto è citata per non aver trasmesso al Presidente del consiglio o ministro delegato, l'Agenda nazionale dei contenuti e degli obiettivi delle politiche di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, come pure risulta manchevole nell'individuazione delle risorse umane, finanziarie e strumentali dell'Agenzia. L'Agid, così si chiama l'evoluzione di Aipa, Cnipa e DigitPA, ha infatti il compito di implementare l'agenda digitale italiana e finalmente contribuire alla modernizzazione del paese mettendolo in grado di competere al giusto livello in uno scenario globale. L'Agid accorpa per legge DigitPa, Iscom (ma solo un pezzo), l'Agenzia per l'innovazione e il Dipartimento per l'innovazione e la digitalizzazione della presidenza del consiglio. L'agenzia, già sottoposta alla vigilanza del Presidente del Consiglio, deve attuare l'agenda digitale italiana coerentemente con i dettami dell'agenda digitale europea. Ma finora non avrebbe assolto i suoi compiti come sembra dalla lettura dei verbali dei Revisori dei Conti della stessa Agenzia inviati alla Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio. Inadempienze stigmatizzate dal sindacato UGL che ha chiesto l'intervento della Presidenza del Consiglio per accertamenti e ispezioni.

Web Marketing e Mercato Italiano

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downloadIn Italia si investe nel web marketing, mercato dominato largamente dagli USA ma che offre possibilità di crescita ancora lontane dall'essere anche solo immaginate. Il mercato dell'online advertising in Europa, secondo l'annuale rapporto AdEx Benchmark di IAB Europe, ha un valore di 24,3 miliardi ed è in forte crescita (+11,5% rispetto al 2011). Primeggia il Regno Unito con un valore di 6,6 miliardi di euro; seguito dalla Germania con 4,6 miliardi di euro; dalla Francia con 2,8 miliardi mentre l'Italia si trova al quinto posto con un giro d'affari pari a 1,4 miliardi di euro. «Con una crescita del 15,3% nel 2011 seguita da quella dell'11,5% nel 2012, il nostro settore, contrariamente all'economia europea, continua a offrire performance notevoli» conferma Kimon Zorbas, CEO di IAB Europe. A fronte di una generale contrazione negli investimenti pubblicitari, nello Stivale il segmento internet è l'unico a fare registrare una crescita dell' 1,4% nel 2013 secondo la fotografia scattata da Nielsen/Fcp ad aprile 2013 che non tiene però conto del search engine marketing (la pubblicità fatta sui motori di ricerca).

I presupposti per la crescita del comparto ci sono tutti: durante lo scorso mese di marzo 28,6 milioni di italiani si sono connessi alla Rete; ridotto ai minimi termini un italiano su due fa parte della popolazione connessa, un bacino che ancora non può competere con quello di chi guarda la TV ma supera chi legge quotidiani o riviste e si avvicina a passi da gigante al numero dei radio-ascoltatori. Facile quindi prevedere come gli inserzionisti suddivideranno i budget da destinare all'advertising.

Finanziamenti UE per PMI

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imagesTra i programmi di finanziamenti dell’Unione Europea, uno tra i più importanti   è “Horizon 2020”, con una dotazione che supera i 79 miliardi di euro, di cui 7,8 disponibili per il solo 2014. “Orizzonte 2020” mira a costruire un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione perseguendo tre priorità: “Eccellenza scientifica”, che contribuisce a rendere il sistema di ricerca europeo più competitivo; “Leadership industriale”, così da accelerare lo sviluppo delle tecnologie e delle innovazioni a sostegno delle imprese del futuro ed aiutare le Pmi europee a crescere; “Sfida per la società”, sezione del finanziamento dedicata a obiettivi specifici (dalla salute ai trasporti).

All’interno di “Horizon 2020” è stato predisposto uno strumento appositamente dedicato alle pmi, denominato “Innovazione nelle pmi” o anche “SME instrument”: un programma pensato per le piccole e medie imprese che vogliono innovare, per le quali Bruxelles ha già stanziato i primi 500 milioni di euro sui 3 miliardi complessivi previsti. Le pmi potranno presentarsi anche da sole, senza dover più cercare alleanze con altri partner. Alle imprese selezionate, si stima circa 7.000, verrà fornito aiuto nelle tre fasi del progetto imprenditoriale: la redazione del business plan, la realizzazione vera e propria del progetto e, infine, la sua commercializzazione. Completo il “pacchetto” di aiuti predisposti dagli Uffici di Bruxelles: previsione di garanzie sui prestiti e di equity fino alla protezione dei diritti di proprietà intellettuale.

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