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Gli Illeciti sui Nomi di Dominio

by Avv. Nicola Ferrante
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La presenza sul web della propria azienda (impresa o professionista) è oggi una risorsa di primaria importanza e il primo punto di partenza è la registrazione di un nome a dominio, il più corrispondente possibile al proprio marchio. Un nome a dominio è costituito da un determinato numero di caratteri seguito da un’estensione (Top Level Domain) che indica la corrispondenza al registro nel quale viene iscritto il nome a dominio (generico e internazionale come .com o nazionale come .it). Ultimamente però la facilità di registrazione dei nomi a dominio e la crescente loro importanza dal punta di vista economico per l’azienda, ha portato allo sviluppo di una gran quantità di illeciti e quindi di controversie.

Il primo e più frequente illecito riguarda la c.d. pratica di “cybersquatting” o “domain name grabbing” . Si tratta di una pratica di pirateria informatica, che si concretizza nella registrazione di nomi a dominio corrispondenti a marchi commerciali o personaggi famosi al fine di lucrare sulla cessione ai soggetti interessati o al fine di indirizzare gli utenti Internet verso il dominio abusivamente creato (concorrenza sleale, sviamento della clientela, ecc). Esiste anche una forma inversa di cybersquatting, chiamata “Reverse Domain Name Hijacking” con cui un’azienda detentrice di un marchio noto mira ad ottenere un dominio appartenente di diritto ad un’altra persona, in genere persona fisica che ha registrato il dominio prioritariamente e legittimamente.

Fra gli altri illeciti relativi ai nomi a dominio ci sono poi il c.d. Typosquatting che consiste nella registrazione di domini-civetta, il cui nome varia di una lettera (o al massimo due) rispetto al nome di un sito web molto conosciuto e con un grande volume di traffico. Ad esempio, si possono registrare domini con TLD (Top Level Domain) differenti rispetto all'originale (facebook.it anziché facebook.com, repubblica.com anziché repubblica.it) o con un errore di battitura (da qui il nome typosquatting) rispetto all'originale (fecebook.com, arifrance.com o yuube.com). In questo modo, si possono veicolare messaggi pubblicitari o proporre prodotti e servizi, forniti da società concorrenti o complementari alla società-vittima.

Ci sono poi forme di “traffic diversion” o “linking” che mirano tutte a confondere l’utente e indirizzarlo verso altri siti. Esistono, infatti, tecniche di programmazione che consentono di dirottare visitatori su determinati siti web (Solitamente siti a carattere pornografico) sfruttando la popolarità acquisita da nomi o marchi altrui. E sono frequenti il “surface linking “, ovvero il classico link che consiste nel trasferire il visitatore alla home page di un altro sito, il “Deep linking”, che consiste nel rinviare alla pagina di un altro sito, ma diversa dalla prima o il “framing” che invece utilizza la struttura a frame di un sito e consiste nel far comparire, all'interno di una delle cornici (in genere la principale, quella dedicata ai contenuti), la pagina di un altro sito.

L’unico principio applicabile in materia di registrazione dei nomi a dominio, principio seguito da tutte le Naming Authority, è quello del “first come, first served” per cui i nomi di dominio sono registrati secondo l’ordine cronologico delle richieste. Si tratta, quindi, di un criterio che non garantisce alcuna tutela per il marchio eventualmente colpito dalla pratica di cybersquatting o dagli altri illeciti qua richiamati.

A seguito della totale inerzia dei governi nazionali in materia è intervenuta la Internet Corporation for Assigned Names and Number (ICAAN). L’ICAAN, che oggi collabora con molti enti di registrazione, ha emanato nel 1999 il documento UDRP che mira a tracciare un metodo unico di risoluzione delle controversie inerenti i nomi a dominio. Tale sistema è stato, poi, adottato anche da molte autorità nazionali tra cui figura anche la Naming Authhority quella italiana. Secondo queste regole, un nome di dominio si considera registrato abusivamente e viene quindi riassegnato ad un terzo che lo reclami, quando questi dimostri cumulativamente la presenza di tre requisiti:

• Il nome a dominio contestato deve essere identico o simile al marchio altrui;
• Il titolare del dominio non deve aver alcun legittimo interesse sul segno;
• La registrazione e l’uso del dominio devono avvenire in malafede.

In presenza di questi requisiti il titolare può attivare la procedura c.d. di Riassegnazione, di cui all’URDP. Il vantaggio di tale procedura, che culmina con la restituzione o la cancellazione del nome a dominio contestato, sta nei tempi e nei costi ridotti.

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